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“Ma al premier non diamo neanche un potere in più” - Intervista a Salvatore Vassallo

Cominciando l’intervista, abbiamo chiesto al professor Vassallo un’opinione sul rafforzamento dell’esecut ivo che risulta dal combinato disposto di legge elettorale e riforma del Senato. “Mi basta ricordare due dati di fatto. Primo: nel loro documento sono proprio i 56 professori del No che affermano di non ravvisare alcuna torsione autoritaria, al contrario di quanto ha sostenuto il professor Zagrebelsky prima e dopo averlo sottoscritto”.

Quel documento è stato scritto per essere il più condivisibile possibile. Il secondo dato di fatto?

I costituenti per ragioni storiche ben note decisero di dare al presidente del Consiglio poteri molto deboli. Per questo, sia nelle proposte del centrosinistra –almeno dal 1994 – sia in quelle del centrodestra, sono state da sempre proposte modifiche costituzionali per rafforzarli: l’indicazione del candidato sulla scheda a un sistema elettorale che favorisca una maggioranza al seguito del leader vincente, la fiducia al solo primo ministro, il potere di nomina e revoca dei ministri, la sfiducia costruttiva per evitare i ribaltoni, l’attribuzione del potere di sciogliere le Camere. Queste cose le hanno sostenute anche D’Alema da presidente della Bicamerale, Brunetta, Berlusconi e tanti altri che oggi parlano di svolta autoritaria. Il secondo dato di fatto è che, al contrario, nella riforma del 2016 non c’è nemmeno un singolo comma che aumenti i poteri del premier.

Ma gli italiani hanno bocciato la riforma del centrodestra con il referendum del 2006!

Gli italiani hanno bocciato la “devolution ” e la parte che dava poteri eccessivi al premier come quello di sciogliere le Camere. Ma nella riforma di cui stiamo parlando i poteri delle Regioni vengono riordinati e quelli del premier rimangono deboli.

Leggo una riga del manifesto degli amministratori toscani contro la riforma del 2005, firmato anche da Matteo Renzi: “Un No per fermare il progetto che conferisce al premier poteri che nessuno Stato democratico prevede e lo rende sostanzialmente inamovibile”.

Ribadisco: quella riforma eccedeva. Ma questa non concede al premier nemmeno uno dei poteri aggiuntivi proposti in passato anche da D’Alema e Berlusconi. L’obiettivo principale della riforma è superare il bicameralismo paritario.

La riforma del Senato non si può leggere senza il nuovo sistema elettorale per la Camera.

La legge elettorale non è in Costituzione: l’a b b ia m o cambiata più volte senza toccare la Carta. Superando il bicameralismo paritario, potremo continuare a cambiarla. Se l’Italicum ha difetti di costituzionalità, li cancellerà la Consulta che il 4 ottobre si riunisce per esaminarla. In caso ci fosse una maggioranza parlamentare disposta a migliorarla, lo si potrà fare anche in questa legislatura. L’Italicum è un modesto – non troppo forte –sistema di impianto maggioritario: concede alla forza politica che vince 25 seggi in più di quelli strettamente necessari per governare. Ad esempio, molto meno di quanto concede il sistema elettorale francese.

Con i capilista bloccati continueremo ad avere una Camera di nominati.

La maggioranza che sosterrà il partito di governo è composta da 340 deputati, di cui 240 eletti con le preferenze. Non mi pare che si possa sostenere che questi 240 saranno asserviti al premier.

Oltre al voto bloccato sui capilista – che sono tutti a parte i 240 – la lista delle storture è lunga: premio di maggioranza alla lista, assegnazione del premio senza una soglia minima di consensi, pluricandidature ...

Il premio alla prima lista non esclude che la lista sia espressione di una coalizione. Ma evita che gli eventuali componenti della stessa coalizione si facciano la guerra. La soglia è al 40% al primo turno, al secondo si vince con la maggioranza assoluta. E, come abbiamo visto alle comunali, il secondo turno non è una finzione. Saranno i cittadini a decidere da chi vogliono essere governati. Sulle preferenze: in Europa non esiste Paese che elegga tutti i parlamentari con le preferenze, ad eccezione di Polonia, Estonia, Lettonia, Malta e Cipro. I capilista bloccati del partito di maggioranza dell’Italicum sono in numero inferiore rispetto a quelli scelti dalla segreteria Bersani nel 2013, quando il Pd fece le primarie per il Parlamento. Pare incredibile che a stracciarsi le vesti contro i capilista bloccati siano quelli che le primarie non le hanno nemmeno fatte. Quanto alle candidature multiple, sono un’esigenza dei piccoli partiti: il capo di una piccola formazione si metterà in dieci collegi per non rischiare di restare fuori

Grazie al sistema delle rinunce, si potranno pilotare anche i seggi non assegnati con i capilista bloccati.

Mi pare un dettaglio rispetto alla dimensione storica del superamento del bicameralismo paritario oggetto del referendum che, ripeto, non riguarda la legge elettorale. Comunque questo è uno degli aspetti in cui la legge si potrebbe ritoccare, prevedendo un meccanismo automatico per cui il capolista viene eletto dove prende più voti.

Il bicameralismo perfetto, secondo molti, è superato in nome di un bicameralismo confuso: i procedimenti di formazione delle leggi si moltiplicano.

Me ne può dire quattro?

Procedimento bicamerale paritario; monocamerale; monocamerale rinforzato per le leggi approvate con la “clausola di supremazia st a t a l e”; quello relativo alle leggi sul bilancio; procedimento abbreviato per ragioni di urgenza; procedimento “a data certa”; quello sulle proposte di legge di iniziativa popolare...

...il procedimento che vale per il 90% delle leggi è semplicissimo: sa la Camera approva un progetto, il Senato può chiedere di esaminarlo e proporre eventuali modifiche su cui decide in ultima istanza la Camera. L’uni ca differenza per le leggi di bilancio è che il Senato non dovrà chiedere di poterle esaminare, perché è ovvio che abbia interesse a farlo. Per la conversione dei decreti legge già oggi la Costituzione stabilisce tempi e modi peculiari. Che sia richiesta una maggioranza rafforzata quando il Senato è contrario alle leggi che in via del tutto eccezionale dovessero essere approvate attivando la clausola di supremazia è ugualmente ovvio. Siccome il governo entra in materie di competenza regionale, per superare la contrarietà del Senato c’è bisogno di una maggioranza più forte. Dove sta la confusione? Dov’è il pasticcio? In tutti i casi citati, il procedimento è molto più semplice e tempestivo di quello attuale.

Il problema non è la velocità di approvazione delle leggi, come si sente dire, è il sistema politico italiano a essere indebolito: l’elenco delle leggi passate alla velocità della luce è lungo.

La principale ragione per cui si supera il bicameralismo paritario non è rendere più veloce il processo legislativo. È che in nessun Paese al mondo capita che ci siano due diverse espressioni della volontà popolare in base alle quali si forma il governo e che le due Camere diano la fiducia all’esecutivo. La seconda Camera in tutta Europa, ad eccezione del Regno Unito, è espressione degli enti territoriali.

[Fonte: Il Fatto Quotidiano del 6 agosto 2016. Intervista di Silvia Truzzi]

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