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Le trasformazioni del modello Westminster e le difficoltà crescenti del governo parlamentare in Europa
di Carlo Fusaro, professore ordinario di Diritto elettorale

La tesi di questo articolo è semplice: mi sono persuaso che non solo in Italia ma in tutta Europa il regime parlamentare non se la passi affatto bene; la sua funzionalità, intesa come capacità di conciliare funzione rappresentativa delle assemblee elettive e governabilità (cioè efficienza del sistema delle decisioni collettive pubbliche ovvero la forma di governo) sembra in fase di progressiva riduzione; le sue prospettive si fanno di anno in anno più incerte, fino al punto che mi domando se non si debbano cercare soluzioni nuove, o addirittura alternative, specie se si rifiuta di adottare quelle che potrebbero permettergli, forse, di tornare a livelli di rendimento più elevati (a condizione,però, di pagare prezzi che non è detto si sia disposti a pagare e che, comunque, molti – legittimamente, anche se io non la penso così – non sono disposti a pagare).

Questa riflessione trae spunto dalle vicende della forma di governo italiana e,recentemente, del Regno Unito (da qui il titolo), ma tiene anche conto dell’esperienza di altri ordinamenti a forma di governo parlamentare, a partire dalla stessa Germania, dalla Spagna, dal Belgio, dalla Grecia: esperienza confermata, come vedremo, da una comparazione che tiene conto dei regimi politico-istituzionali di tutti e ventotto gli attuali membri dell’Unione Europea.

Tendenze antiche e recenti del governo parlamentare in Italia

Del caso italiano dico solo alcune cose in sintesi, tanto più che sotto i profili che qui interessano me ne sono occupato in modo riassuntivo in un saggio che ripercorre la storia delle riforme istituzionali dal 1948 ad oggi e al quale vorrei rimandare. E’ una vicenda divenuta nel tempo paradigmatica di vere e proprie degenerazioni nel funzionamento del governo parlamentare: non è del resto un caso che il sistema politico-istituzionale sorto nell’immediato dopoguerra, consolidatosi intorno ai risultati delle elezioni del 18 aprile 1948 che lo strutturarono per i 45 anni successivi, sia imploso nei primi anni Novanta dopo aver da un lato accompagnato l’Italia nella sua fase di crescita più tumultuosa (incluso il c.d. boom economico, esauritosi verso la fine degli anni Sessanta del Ventesimo secolo),ma aver – dall’altro – esibito gravi difficoltà di funzionamento a partire proprio da quel torno di tempo: unico grande paese europeo rivelatosi sostanzialmente incapace di reagire con riforme adeguate alle spinte dei movimenti studenteschi, operai e in genere sociali a cavallo fra anni Sessanta e Settanta. Sintomo di questa inadeguatezza fu per un verso la stabilità sostanziale della classe politica dirigente (che mai conobbe alternanza al potere), per un altro la patologica instabilità dei governi che – fino al 1994 – durarono in media undici mesi (inclusi i periodi di ordinaria amministrazione, a seguito di dimissioni, inattesa di formare il governo successivo).

In allegato il testo completo. 

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